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Cosa è cambiato nel 2021: la rassegna del congresso di San Antonio

Nonostante la pandemia, il 2021 ha fatto registrare diversi progressi e scoperte nella cura del tumore al seno. Una sessione speciale del San Antonio Breast Cancer Symposium, l’appuntamento di riferimento mondiale della medicina di settore, riassume i principali eventi di quest’anno.

Dopo un’edizione inevitabilmente tenutasi da remoto a causa dell’emergenza sanitaria (https://www.europadonna.it/2020/12/22/novita-sabcs-2020-san-antonio/), il più grande appuntamento mondiale sul tumore al seno è tornato ad affollare i corridoi del labirintico centro congressi “Henry González” di San Antonio, nel Texas. Il San Antonio Breast Cancer Symposium è tornato a essere vissuto di persona, seppur nel rispetto delle misure di protezione dal Coronavirus. Nella consapevolezza di non poter riepilogare la moltitudine di studi presentati, il comitato scientifico del SABCS ha organizzato nell’ultimo giorno una sessione speciale dedicata alle scoperte della ricerca sul tumore al seno e le principali tendenze emerse nel 2021.

La ricerca di base
La revisione degli studi scientifici pubblicati nell’ultimo anno ha restituito diverse scoperte sulla ricerca di base. Secondo Xiang Zhang, professore di Biologia molecolare e cellulare e il collega William Butler del Baylor College of Medicine, “nel 2021 abbiamo appreso che l’eterogeneità genetica del tumore al seno è dinamica e viene mantenuta durante la sua evoluzione. Questa plasticità è una caratteristica importante nella formazione di metastasi e nella resistenza alle terapie”. Altri studi hanno confermato il coinvolgimento del metabolismo nella progressione nonché nella risposta del tumore alle cure. “Le caratteristiche metaboliche contribuiscono a definire l’adattamento delle cellule tumorali a un microambiente metastatico che può conferire una vulnerabilità terapeutica inaspettata” ha affermato Zhang, aggiungendo che “inoltre, alcuni importanti processi come la migrazione delle cellule e l’invasione dei vasi sanguigni e linfatici, sembrano essere regolati anche dal metabolismo”.

Ricerca traslazionale
Gli studi che esaminano i meccanismi di resistenza, l’immunità antitumorale e i biomarcatori nei tumori la cui crescita è stimolata dagli ormoni femminili (HR+: https://www.europadonna.it/tumore-seno/biologia/) sono stati tra i punti salienti della ricerca discussa dall’oncologa Christina Curtis, professoressa alla Stanford University. I risultati ottenuti nell’ultimo anno hanno migliorato la comprensione dei meccanismi di resistenza alla terapia endocrina, comprese le alterazioni di HER2 e di altri recettori, nonché il ruolo di cambiamenti epigenetici, cioè che non prevedono la modifica del DNA. “La comprensione delle caratteristiche molecolari della sensibilità e della resistenza agli inibitori di CDK4/6 potrebbe portare all’identificazione di biomarcatori predittivi e, più in là, a nuove strategie terapeutiche” ha dichiarato Curtis. “Un altro settore in pieno sviluppo prevede l’individuazione di biomarcatori che consentano di dosare al meglio la chemioterapia, in modo da risparmiare ai pazienti una tossicità non necessaria”.

Stadio precoce
L’oncologa Olabisi Ademuyiwa, professoressa della Washington University School of Medicine, ha invece tracciato una panoramica sui progressi nella cura del tumore al seno in fase iniziale. “Nonostante le difficoltà, nel 2021 abbiamo fatto passi avanti nel trattamento dei tumori in stadio precoce con l’approvazione di pembrolizumab, più chemioterapia, per il triplo negativo precoce (https://www.europadonna.it/tumore-seno/biologia/) e di abemaciclib, con terapia ormonale, per le pazienti con tumore ER+ (https://www.europadonna.it/tumore-seno/biologia/) ad alto rischio” ha affermato l’oncologa. Per quanto riguarda la riduzione della chemioterapia per le pazienti con carcinoma mammario HER2+ a basso rischio, Ademuyiwa ha affermato che i primi risultati degli studi in corso appaiono promettenti. “La maggioranza delle pazienti con un tumore al seno in stadio iniziale viene curata con successo e continua a condurre una vita lunga e piena; pertanto, è fondamentale bilanciare la tossicità di un trattamento a lungo termine con i benefici dell’aggiunta di più terapie”.

Stadio avanzato
Il riepilogo delle novità sulla gestione dei tumori metastatici è stato affidato a Peter Schmid, direttore del Center for Experimental Cancer Medicine della Queen Mary University di Londra. Per quanto riguarda la malattia metastatica HER2+ l’oncologo tedesco ritiene che le aspettative maggiori vadano riposte nei nuovi coniugati anticorpo-farmaco come sacituzumab-govitecan (approvato in novembre dall’Agenzia europea dei medicinali) o trastuzumab-deruxtecan. La combinazione di un chemioterapico a un anticorpo monoclonale, capace per esempio di riconoscere i recettori HER2, permette di introdurlo in maniera selettiva nelle cellule tumorali, risparmiando quelle sane. Altri studi hanno confermato che gli inibitori selettivi delle chinasi ciclina-dipendenti 4 e 6 (CDK 4/6) possono migliorare la sopravvivenza globale nel trattamento in prima linea della malattia metastatica ER+. “Stiamo comprendendo sempre più a fondo le mutazioni dei tumori che sviluppano resistenza agli inibitori CDK4/6. Dobbiamo però individuare nuovi bersagli per superare la resistenza ormonale” ha concluso Schmid.

Ascolta l’intervista di oncoinfo.it al prof. Claudio Zamagni – Direttore Oncologia Medica Senologica e Ginecologica Addarii – IRCCS Policlinico Sant’Orsola, Bologna – sulle ultime novità sull’utilizzo dell’anticorpo monoclonale farmaco-coniugato (ADC) nelle pazienti con carcinoma mammario HER2+.